Come si producono i vini spumanti? Le differenze tra metodo Classico e Charmat

Dall’aperitivo al dolce e anche per accompagnare tutto il pasto, bere vini spumanti è sempre un’ottima idea. Vi siete mai chiesti in che modo vengono prodotte le bollicine tanto amate?

Il processo chimico alla base della loro formazione è la rifermentazione. In sostanza, dall’attività dei lieviti che trasformano gli zuccheri in alcol viene prodotta anidride carbonica. È questa che dona la frizzantezza al vino. Ma esistono due tecniche principali di rifermentazione, che sebbene basate sullo stesso processo chimico portano a dei vini completamente diversi. Sono il metodo Charmat e il metodo Classico e in questo articolo vi spiegheremo quali sono le differenze!

Metodo Charmat

Fu Federico Martinotti, enologo italiano e direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti che per primo ideò questo metodo di spumantizzazione nel 1895. Sebbene Martinotti ne brevettò il funzionamento, tale tecnica di spumantizzazione oggi è nota ai più come Metodo Charmat. Tale appellativo è da ricondurre ad Eugene Charmat, tecnologo francese che costruì l’attrezzatura, diffondendo a livello industriale la produzione di spumanti in vasche d’acciaio.

Serbatoi in acciaio inox a chiusura ermetica utilizzati per la produzione di vini spumanti con il metodo Charmat

Questo metodo di spumantizzazione si basa infatti proprio sulla rifermentazione del vino in autoclavi, vasche di acciaio inox pressurizzate. Il vino base quindi addizionato di zucchero e lieviti viene inserito in queste vasche, dove avviene la magia. Grazie al controllo attento di temperature e pressioni e grazie all’attività dei lieviti, si formano le bollicine che tanto amiamo.

Esistono due principali varianti di questa tecnica: il metodo charmat corto e quello lungo.

 

Il primo, ideale per esaltare i profumi primari soprattutto delle uve aromatiche, prevede una rifermentazione piuttosto breve, che dura solo pochi mesi. Il secondo invece prevede un periodo di permanenza sui lieviti più lungo, che arriva fino a 15 mesi. Durante questo periodo il vino viene tenuto in movimento, acquisendo un aroma di lieviti più intenso e un perlage più elegante.

Vi è venuta voglia di provarne qualcuno? Noi vi consigliamo quelli della Cantina Val D’Oca di Valdobbiadene, importantissima realtà del trevigiano specializzata nella produzione di questa tipologia di spumante. Grazie alla passione di circa 600 soci viticoltori ogni anno vengono prodotti vini di qualità, che incontrano i gusti di tutti i palati!

Da non perdere anche i vini spumanti dell’Azienda Agricola Dal Bello Antonio, che coltiva le viti ai piedi della Rocca d’Asolo. Questa azienda a conduzione familiare produce spumanti ricercati, che nascono dal perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione. Assolutamente da provare!

Metodo Classico

Un po’ più complesso è il Metodo Classico, detto anche Champenoise, che trova i natali nella regione francese della Champagne.

La sua origine viene  attribuita a Dom Perignon, monaco benedettino vissuto nel XVII secolo, sebbene la leggenda abbia diverse versioni.  La più verosimile è che il monaco stava sperimentando la produzione di un vino dolce e profumato, quando alcune delle bottiglie esplosero. Aveva infatti aggiunto all’interno di un vino fiori e zucchero, innescando così la rifermentazione con conseguente produzione di anidride carbonica

Bottiglie di spumante prodotte secondo il metodo classico in fase di remuage

.La produzione dei vini spumanti secondo il metodo classico prevede che la rifermentazione avvenga direttamente in bottiglia. Una volta che il vino base è pronto quindi, questo viene imbottigliato e addizionato del liquer de tirage, una miscela di vino, zucchero, lieviti e sostanze minerali, utili alla rifermentazione.

Dopo un periodo di tempo che in genere varia tra i 6 e i 30 mesi, avviene la fase di remuage. Le bottiglie di vino vengono ruotate con lo scopo di far convergere verso il collo della bottiglia i sedimenti presenti al suo interno.

Questo passaggio è molto importante, perché preparatorio alla sboccatura o dégorgement. In questa fase il collo della bottiglia viene congelato e il tappo eliminato per favorire la fuoriuscita dei depositi. Durante questo processo insieme ai sedimenti fuoriesce anche una po’ del vino, la cui perdita viene compensata con l’aggiunta del liquer d’expedition, uno sciroppo di vino e zuccheri. A questo punto le bottiglie vengono ritappate e in genere dopo qualche mese sono pronte per essere bevute!

Un processo lungo e meticoloso che aziende come Enrico Serafino svolgono con un occhio attento alla sostenibilità. Vi consigliamo di provare i loro vini che grazie all’eleganza e la forza che li contraddistingue rispecchiano il territorio e l’attitudine piemontese!

Cosa puoi fare per il pianeta?

Anche mentre sorseggi un calice di vino puoi contribuire a salvare il mondo: agisci come se quello che fai possa fare la differenza, perché *allerta spoiler* la fa!

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