Paesaggi viticoli, un patrimonio da tutelare

Dalle Alpi alla Sicilia, passando per le zone più remote dell’entroterra fino alle gettonatissime coste italiane. La viticoltura la fa da padrona con le sue geometriche distese di vigneti su tutta la penisola.
Girovagando per il Bel Paese è infatti possibile ammirare i vigneti che disegnano i contorni delle dolci colline o che circondano le pendici di un vulcano. Viti che prendono il sole vicino al mare o che invece preferiscono il fresco delle montagne. Immensi appezzamenti vitati o piccole parcelle dislocate. Una diversità paesaggistica che non ha eguali. E già, perché l’Italia è l’unico Paese al mondo in cui la vite viene coltivata praticamente ovunque.
Ogni regione custodisce infatti il proprio patrimonio viticolo fatto di varietà autoctone e forme di allevamento locali che contribuiscono a definire panorami mozzafiato.
Questi paesaggi diventano per le aziende vitivinicole valore aggiunto. Oltre a testimoniare l’equilibrio della convivenza tra uomo e natura, questi “quadri naturali” diventano espressione di un territorio, fatto di vino, tradizioni e persone.
Per questo motivo una delle prerogative delle aziende sostenibili è la tutela dei paesaggi viticoli. È fondamentale per queste virtuose cantine preservare l’integrità dei paesaggi, tutelando e promuovendo ciò che di caratteristico li contraddistingue e consentendo al tempo stesso alle generazione future di poter usufruire delle risorse del territorio e di poter godere di cotanta bellezza.
Questi territori e ciò che li caratterizza, sono infatti talmente unici da rappresentare particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista naturale e culturale. Per questo motivo, molti dei siti o dei beni di interesse viticolo sono entrati a far parte delle liste dei beni patrimonio dell’umanità definite dall’UNESCO e dalla FAO.


Curioso di sapere quali sono i principali? Allora scoprili insieme a noi!

Paesaggi viticoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato

I paesaggi viticoli piemontesi delle Langhe-Roero e Monferrato sono stati inseriti nella World Heritage List dell’UNESCO nel 2014, riconoscendo l’elevato valore paesaggistico di questo unico territorio.

L’areale si estende su 29 comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo, nel sud del Piemonte ed è caratterizzato da una serie di colline coltivate a vite, intervallate da piccoli villaggi e caratteristici edifici medioevali. Il sito comprende sei componenti: cinque aree viticole e un castello. Nello specifico queste sono la Langa del Barolo, le colline del Barbaresco, Nizza Monferrato e il Barbera, Canelli e l’Asti Spumante, il Monferrato degli Infernot e il Castello di Grinzane Cavour. 

I primi quattro sono rappresentativi dei principali areali viticoli del Piemonte e testimoniano l’adattamento nel tempo tra diversi tipi di suoli e i vitigni autoctoni. Il risultato di questo legame è la produzione di alcuni vini protetti da DOCG quali Barolo, Barbaresco, Barbera d’Asti e Asti Spumante. Il Monferrato invece, oltre che per la Barbera, è particolarmente apprezzato per gli Infernot, delle piccole camere sotterranee scavate nella “pietra da Cantoni” e utilizzate per conservare il vino imbottigliato. Ultima componente è infine il Castello di Grinzane Cavour dove Camillo Benso Conte di Cavour curò personalmente sperimentazioni sulla qualità dei grandi rossi piemontesi.

La storia di questo areale ha un legame indissolubile con la cultura viticola ed enoica nazionale. I paesaggi viticoli piemontesi sono la testimonianza vivente di lunghe tradizioni, tramandate e rinnovate. Le tecniche di coltivazione e le innovazioni produttive costituiscono la base dell’identità regionale. Questo fa sì che la qualità dei vini e i panorami agricoli rendano questo sito un riferimento su scala globale per il mondo del vino.

Alberello di Pantelleria e Muretto a secco

Iscritti nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO la coltivazione della vite ad Alberello di Pantelleria (2014) e l’arte dei muretti a secco (2018) rappresentano elementi unici che caratterizzano i paesaggi viticoli italiani.

L’ alberello è una forma di allevamento tipica dell’isola siciliana di Pantelleria, che le famiglie di viticoltori utilizzano per la produzione delle uve di Zibibbo. Questa particolare pratica prevede che la vite cresca all’interno di una “conca”, una buca scavata nel terreno, per proteggerla dal vento. Un metodo di coltivazione molto particolare, che gli isolani tramandano di padre in figlio e al quale sono molto legati.

L’arte dei muretti a secco invece fa riferimento alla costruzione di muretti sistemando le pietre l’una sopra l’altra, senza utilizzare altri materiali, se non in alcuni casi la terra asciutta. Questi muretti sono identitari dei paesaggi tipici della viticoltura eroica, dove vengono utilizzati non solo come delimitatori, ma anche come elementi contenitivi del terreno.

Questi elementi sono indispensabili per consentire e facilitare la coltivazione della vite in condizioni estremamente avverse, in cui la viticoltura risulta particolarmente difficile. Oltre alla funzione tecnica però contribuiscono all’incremento del valore paesaggistico degli areali viticoli italiani in cui sono situati, grazie alla loro bellezza e suggestività.

I Vigneti tradizionali del Soave

Riconosciuti dalla FAO come Sistemi del Patrimonio Agricolo di rilevanza mondiale (Giahs) nel 2018, i vigneti tradizionali del Soave sono il primo sito viticolo italiano ad aver ottenuto questo importante riconoscimento. 

Questi vigneti, orgoglio veneto, vengono coltivati con la classica pergola veronese, che costituisce un elemento caratteristico del paesaggio viticolo locale. Questa forma di allevamento costituita da tiranti che sostengono i tralci di vite è particolarmente adatta alla produzione di vini bianchi pregiati, tipici di questa zona. 

Il riconoscimento della FAO consente quindi di valorizzare i tratti distintivi che caratterizzano uno dei paesaggi viticoli più importanti d’Italia. I vigneti frammentati, disposti su terrazzamenti e delimitati da tipici muretti a secco disegnano le colline veronesi, facendo da cornice suggestiva a imponenti edifici medioevali.

Valori e tradizioni tramandati da generazione in generazione hanno consentito così di mantenere in vita questi vigneti tradizionali. Questi oltre a garantire una fonte di reddito continuativa ai produttori locali, diventano l’elemento peculiare di un panorama unico ed incredibile.

 

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene

Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, inserite nella lista dell’UNESCO dei siti patrimonio dell’umanità nel 2019, si trovano in Veneto, precisamente nel trevigiano. Questi rilievi rappresentano una parte dell’areale più ampio in cui viene coltivata la Glera, il tradizionale vitigno veneto utilizzato per la produzione della bollicina più bevuta al mondo, il Prosecco

Proprio l’attività dei viticoltori ha contribuito a creare questo scenario unico, dando vita ad un particolare paesaggio a mosaico. L’uomo ha infatti modellato gli irti e scoscesi rilievi con la realizzazione di ciglioni, ovvero piccole terrazze erbose su cui sono posti i vigneti. Ciò ha dato vita a paesaggi viticoli caratterizzati da piccoli appezzamenti vitati intervallati da boschi, siepi e alberi che contribuiscono a mantenere elevata la biodiversità.

Inoltre la forma di allevamento Bellussera, tipica ed esclusiva di questa zona, contribuisce a rendere il territorio ancora più caratteristico. Le viti che si arrampicano su pali e fili di ferro delineano infatti una particolare conformazione geometrica, che ricorda, da una veduta aerea, un grosso alveare.

Cinque Terre, Costiera Amalfitana, Val D’Orcia sono altri esempi di siti patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO, i cui paesaggi sono arricchiti dalla presenza della viticoltura

Ma non sono gli unici che vale la pena visitare e tutelare. Ogni paesaggio viticolo italiano infatti ha le proprie peculiarità che lo rendono il frutto unico della sinergia tra l’uomo e la natura. Mantenere integro e valorizzare il patrimonio naturale e culturale di questi luoghi è nostro dovere.

Anche perché diciamocelo: altrimenti come faremmo a vantarci di vivere nel Paese più bello del mondo?

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 Foto di copertina di Alberto Caliman da Unsplash

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