Varietà autoctone: l’espressione dell’identità di un territorio

Cos’è che amate di più dei viaggi?

Uno dei motivi che spinge molte persone a partire è la volontà di conoscere nuove culture. Ogni luogo, vicino o lontano, ha infatti una propria storia da raccontare, fatta di usi, costumi e tipicità. È quindi importante a questo scopo, assaporare cibi e bevande tipici dei luoghi che visitiamo. L’identità di un territorio trova infatti espressione nella sua cultura enogastronomica. Conoscere cosa le persone del luogo mangiano e bevono ci aiuterà a capire più a fondo la loro storia e le loro tradizioni. E questo non è vero solo quando si viaggia tra Stati diversi. Basta infatti spostarsi nella regione confinante con la nostra per scoprire prodotti tipici diversi da quelli a cui siamo abituati.

Se quindi avete in programma di partire per un viaggio in Italia o all’estero e siete curiosi di scoprire la tradizione enoica del territorio non potrete prescindere dal provare le sue varietà autoctone.

Non sapete cosa sono? Ve lo spieghiamo noi.

Varietà autoctone: cosa sono

Un esempio di vitigno autoctono immerso nel territorio. Si tratta di vigneti di nebbiolo in Piemonte da cui si ottiene il Barolo, vino tipico delle Langhe. Sullo sfondo il castello di Grinzane Cavour.

La parola “autoctono” deriva dal greco autòs (= stesso) e chtòn (= suolo, terra).

Questo termine indica quindi una particolare varietà di vite coltivata e diffusa nella stessa zona di origine del vitigno stesso. I vitigni autoctoni sono quindi varietà coltivate “da sempre” in uno specifico territorio, la cui influenza consente di ottenere livelli qualitativi migliori che altrove.

Affinché una varietà esprima al meglio le proprie potenzialità ha infatti bisogno di specifiche condizioni climatiche e pedologiche. Questo perché esiste un legame indissolubile tra varietà e territorio che deve essere assecondato se si vuole ottenere vini dalle qualità organolettiche eccezionali. La stessa varietà infatti, coltivata in un territorio diverso, non sarà in grado di esprimersi al meglio. E questo è il motivo per cui, ad esempio, il Raboso viene coltivato solo in Veneto o la Biancolella solo in Campania.

Le varietà che non sono autoctone, sono alloctone (dal greco àllos = diverso). Il termine fa quindi riferimento a varietà che vengono coltivate in areali diversi rispetto a quelli di origine. Ovviamente i vini che ne derivano potranno raggiungere comunque livelli qualitativi elevati, sebbene non eccellenti come invece accade nei territori di origine.

Qualche esempio in Italia

L’Italia è il Paese che vanta la più grande biodiversità viticola e il maggior numero di vitigni autoctoni. Attualmente sono state riconosciute circa 350 varietà autoctone, e ogni anno numerose pubblicazioni scientifiche ne svelano di nuove.

Alcune di queste varietà si sono distinte per la loro particolarità e sono oggi bevute in tutto il mondo. È il caso del Glera, varietà autoctona del Veneto e Friuli Venezia Giulia, storicamente conosciuta come Prosecco. Questo è infatti il vitigno principe utilizzato per la produzione di Prosecco, bollicina rinomata anche tra i bevitori meno esperti.

O anche del Sangiovese, varietà autoctona del Centro Italia originaria della zona Appenninica tra Toscana e Romagna. Le uve di Sangiovese vengono utilizzate per produrre vini rossi che si prestano bene a un lungo invecchiamento, molto apprezzati anche oltreoceano.

Altre varietà autoctone considerate “minori” invece vengono coltivate in aree molto più ristrette e in quantitativi ridotti. Ne è un esempio la Camaiola, vitigno autoctono del Sannio beneventano. Questa varietà a bacca rossa, dall’alto potere colorante è stata inserita solo recentemente nel registro nazionale delle varietà di vite. Per molti anni è stata erroneamente confusa con la Barbera e solo recentemente studi genetici hanno confermato la sua diversità dal vitigno piemontese.

O anche lo Schioppettino, varietà autoctona del Friuli e in particolare tipica dei Colli orientali. Questa varietà, ritornata in auge negli ultimi, si abbina perfettamente al frico, golosissimo piatto della tradizione friulana.

Le varietà autoctone rappresentano un inestimabile patrimonio storico e culturale. Provatele e sarete in grado di assaporare nel loro sorso l’identità di un territorio.

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