Vitigni PIWI: quando la sostenibilità parte dalla “resistenza”

Fare viticoltura oggi è sempre più difficile.

L’innalzamento delle temperature medie, la riduzione delle risorse idriche, l’incremento dei fenomeni climatici estremi, sono infatti solo alcuni dei fattori di rischio che stanno interessando il nostro pianeta.

Tali fenomeni ovviamente, hanno importanti conseguenze sull’intero settore agricolo e più nello specifico su quello vitivinicolo. Il rischio principale è infatti quello di avere una riduzione delle rese di uva e importanti perdite qualitative nei vini.

È quindi necessario adottare, a partire dal vigneto, soluzioni alternative che consentano di mitigare ed adattarsi a tali eventi.  

Le buone pratiche che le aziende possono mettere in atto sono molteplici, una di queste è l’utilizzo di varietà resistenti, anche chiamate PIWI.

Non ne avete mai sentito parlare? Scoprite insieme a noi cosa sono e perché sono importanti!

PIWI: cosa sono?

PIWI è l’acronimo del termine tedesco “PilzWiderstandsfähige” (non provate a pronunciarlo) che significa letteralmente “resistente al fungo”.

Si tratta di varietà che mostrano un’elevata resistenza alle malattie fungine della vite, come l’oidio e la peronospora, la botrite e il marciume acido. Ciò vuol dire che non ne sono totalmente immuni, ma che rispetto alle varietà tradizionali hanno decisamente una minor probabilità di essere infettate.

I vitigni resistenti sono il frutto dell’incrocio tra differenti varietà del genere Vitis.

Gli incroci hanno lo scopo di trasferire alle viti europee i geni di resistenza alle malattie fungine, presenti nelle viti americane o asiatiche. Questo processo avviene attraverso tecniche di miglioramento genetico e ciò che ne deriva è la nascita di nuove varietà e non di organismi geneticamente modificati (OGM).

L’importanza delle varietà resistenti

L’utilizzo dei vitigni PIWI è sicuramente un’ottima scelta per i viticoltori che vogliono ridurre il proprio impatto sull’ambiente senza rinunciare alla qualità organolettica dei vini. Ma capiamo bene il perché.

Le malattie fungine sono piuttosto diffuse nei vigneti italiani e possono colpire in maniera differenziata, a seconda della tipologia, tutti gli organi della pianta: dalle foglie ai germogli, dalle infiorescenze fino ai grappoli, andando a condizionare così le rese e la qualità delle uve. Questo costringe i viticoltori ad effettuare molteplici trattamenti in vigneto per evitare la comparsa della malattia o limitarne lo sviluppo. E non sempre questo è sufficiente a scongiurare danni alle uve.

L’utilizzo delle varietà resistenti invece consente di ridurre del 70% circa i trattamenti contro le malattie fungine, determinando anche una serie di vantaggi annessi. Riduzione dei consumi di acqua e di carburante, minor compattamento del suolo, minor emissioni di CO2 ne sono alcuni esempi.

Insomma, uve più sane con minor costi di produzione e maggiore sicurezza per gli operatori e i cittadini che vivono sul territorio. What else?

I vini PIWI

Seppur timidamente, i vini PIWI stanno iniziando a comparire sugli scaffali delle enoteche più fornite. Sempre più wine lover infatti sono alla ricerca di queste nuove varietà, amiche dei viticoltori e dell’ambiente.

Ad oggi i maggiori produttori di “vini resistenti” sono la Germania, l’Austria e la Svizzera, ma anche i viticoltori italiani hanno iniziato a sperimentare i vitigni PIWI. Nella penisola la loro produzione è concentrata nel nord Italia: Trentino Alto Adige e Veneto sono le regioni maggiori produttrici, seguite da Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

È probabile però che nei prossimi anni la loro produzione aumenterà. La nuova Politica Agricola Comune ha infatti autorizzato l’utilizzo di queste varietà nella produzione dei vini a denominazione. In passato invece potevano essere utilizzate al massimo nei vini con indicazione geografica tipica.

I vini PIWI bianchi più diffusi sono quelli a base di uve Solaris, Bronner, Souvignier Gris e Johanniter, seguiti da quelli prodotti con uve di Muscaris, Soreli, Sauvignon Kretos, Aromera e Cabernet Blanc.

Le produzioni di vini rossi sono invece ancora marginali. Si trovano però ottimi vini a base di uve Cabernet Cortis, Prior e Regent, senza dimenticare quelli di uve Chambourcin, Merlot Khorus, Merlot Kanthus e il Cabernet Volos.

Vi consigliamo di annotare sulla vostra “lista dei vini da provare” anche questi. Non ve ne pentirete!