Quando stappiamo una bottiglia di vino, siamo soliti concentrarci sui profumi, sull’annata, sul terroir e sull’abbinamento perfetto. Tuttavia, negli ultimi anni, una nuova parola è entrata energicamente nel vocabolario di ogni winelover: sostenibilità.
Ma cosa significa esattamente? Di fronte a scaffali pieni di bollini, foglie verdi e loghi, è facile sentirsi confusi. Proviamo a fare chiarezza sul panorama del vino sostenibile in Italia, esplorando cosa accade realmente dietro le quinte della produzione, senza perderci nei tecnicismi, ma guardando all’impatto reale sul nostro bicchiere e sul mondo che ci circonda.
Sostenibile è anche "Biologico"?
Il dubbio più comune tra gli appassionati è: “Sostenibile significa biologico?”. La risposta breve è no, perché in realtà va molto oltre. Se l’agricoltura biologica si concentra primariamente sul non utilizzo di prodotti chimici di sintesi in vigna, la sostenibilità è un concetto a 360 gradi che si basa su tre pilastri fondamentali:
- Ambiente: La tutela dell’ecosistema, della biodiversità e delle risorse naturali.
- Sociale: Il rispetto per i lavoratori, la sicurezza sul lavoro e il benessere della comunità locale.
- Economico: Un’azienda deve essere economicamente sana per poter investire nel futuro, garantire salari equi e mantenere in vita il tessuto agricolo.
Scegliere un vino sostenibile, quindi, significa rivolgersi ad aziende che non si preoccupano solo dell’uva, ma dell’intero ecosistema umano e naturale che ruota attorno alla bottiglia: dalla vite al vino.
Quali sono gli standard? E cosa misurano?
Per evitare che la parola “sostenibile” diventi solo uno slogan pubblicitario (greenwashing), in Italia sono nati diversi standard e protocolli di certificazione. Tra i più noti e autorevoli troviamo V.I.V.A. (promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica), Equalitas (promosso dalla Federdoc) e progetti territoriali d’eccellenza come SOStain in Sicilia.
Sebbene ogni protocollo abbia i propri indicatori specifici, tutti condividono un approccio scientifico basato sulla misurazione. Non basta dire di essere “amici dell’ambiente”; bisogna dimostrarlo calcolando parametri precisi. Nella produzione di un vino certificato si tiene conto di:
L'Impronta Carbonica (Carbon Footprint):
Quanti gas serra vengono emessi per produrre quella bottiglia? Le aziende lavorano per ridurre le emissioni usando bottiglie di vetro più leggere, ottimizzando i trasporti e affidandosi a energie rinnovabili.
L'Impronta Idrica (Water Footprint):
L’acqua è una risorsa preziosa. I protocolli valutano la gestione delle acque, premiando chi riduce gli sprechi in cantina, chi recupera le acque piovane e chi utilizza pratiche agronomiche che mantengono l’umidità del suolo.
La tutela del Territorio e della Biodiversità:
Vengono premiate le pratiche di agroecologia, come il mantenimento di boschi adiacenti ai vigneti, il sovescio per nutrire la terra in modo naturale e la riduzione drastica dei fitofarmaci, favorendo la vita di insetti utili e microrganismi del suolo.
L'Etica e il Capitale Umano:
Questo è il parametro spesso più ignorato ma fondamentale. Gli standard valutano i valori etici e il welfare aziendale: contratti regolari, sicurezza sul lavoro, formazione continua, inclusione e ricaduta economica positiva sui fornitori locali.
Operazione di marketing o rivoluzione verde?
Un dubbio legittimo del consumatore esperto è chiedersi se tutto questo sforzo documentale si traduca in un reale beneficio per il pianeta o se sia solo un modo per vendere il vino a un prezzo maggiore.
In modo obiettivo, possiamo dire che la ricaduta reale c’è ed è tangibile, anche se il percorso è complesso. L’obbligo di misurare i propri consumi per ottenere e mantenere certificazioni come Equalitas o V.I.V.A. costringe le cantine a guardarsi allo specchio e misurarsi. Molte aziende, una volta analizzati i dati, si sono rese conto, ad esempio, di sprecare litri d’acqua inutilmente in fase di lavaggio delle vasche, o di disperdere energia.
La sostenibilità certificata innesca un circolo virtuoso di economia circolare (es. recupero degli scarti di potatura per creare biomassa, o utilizzo delle vinacce per la cosmetica).
Da qui si intuisce la natura della certificazione di sostenibilità: non è tanto un’istantanea del prodotto o un punto di arrivo, ma è la formalizzazione di un patto: intraprendere un percorso di miglioramento continuo che anno dopo anno, nonostante il contesto di cambiamento (clima, mercato…) punta a diminuire gli impatti, e al mantenimento delle elevate performance socio-economiche raggiunte.
Domande frequenti del Winelover
A volte sì, specialmente nel breve periodo. Innovare le strutture, pagare consulenze per le certificazioni e garantire salari etici ha un costo. Tuttavia, nel lungo periodo, l’ottimizzazione delle risorse (meno sprechi di acqua ed energia) tende a bilanciare entrate e uscite. Qualora ci fosse un piccolo sovrapprezzo, è da considerarsi un contributo prezioso del consumatore nella salute del territorio.
La certificazione di sostenibilità non valuta la qualità organolettica nel bicchiere. Un vino sostenibile può essere eccezionale o mediocre, esattamente come un vino convenzionale. Tuttavia, c’è una correlazione indiretta: un vignaiolo che presta un’attenzione all’equilibrio del suolo, alla salute delle sue piante e al benessere dei suoi collaboratori, difficilmente sarà disattento in cantina. Spesso, questi vini esprimono un’aderenza al terroir molto più nitida e autentica.
La via più semplice è cercare i loghi delle certificazioni in retroetichetta. Oltre a V.I.V.A., Equalitas e SOStain, molte aziende stanno iniziando a inserire QR code che rimandano direttamente ai loro “Bilanci di Sostenibilità”, documenti dove il consumatore può leggere in totale trasparenza i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri.
Diverse cantine sostenibili consegnano i propri vini alla grande distribuzione, tuttavia ancora ad oggi risulta un prodotto poco reperibile. Perfino nei maggiori negozi online di vini spesso non esiste una categoria dedicata. Vinrà mette a disposizione apposta una cantina online interamente dedicata al vino sostenibile di aziende certificate vinra.shop.
In sintesi, scegliere un vino sostenibile significa aggiungere un nuovo livello di degustazione all’esperienza: oltre al gusto e all’olfatto, si appaga anche la consapevolezza di aver supportato un sistema che rispetta la terra e le persone che la lavorano.
Stesura articolo: Chiara Pagano, Consulente Ambientale – team Vinrà!


